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Libretto, strade e forconi. di Salvatore Agnello

27/01/2012

L’attivismo di fine anno e di questi giorni del sindaco e di esponenti locali de La Destra di Musumeci, segna l’avvicinarsi della scadenza del mandato dell’Amministrazione. Non è stato difficile capire il significato del libretto/monologo recapitatoci a domicilio a fine anno. L’Amministrazione e la sua politica della comunicazione non sono cambiate. Sul sindaco, che si vanta di non avere il tempo di frequentare siti internet d’informazione locale e leggere giornali, e comunque d’essere disinteressato al contenuto di essi, hanno avuto la meglio le pressioni dei più giovani a lui vicini, che sulla politica e su questa esperienza hanno investito per il loro futuro, anche allo scopo di ricavarne un qualche vantaggio lavorativo o una sistemazione.

Si saranno detti: così continuando affondiamo tutti, nave, capitano e marinai. Salviamo almeno noi stessi.

La fattura grafica, le domande a scendiletto, e l’incontrastata libertà del sindaco di descrivere le cose come lui solo è convinto che siano, sono la grezza risposta al timore di sopravvivenza politica che li assilla. Più onesto sarebbe stato lasciargli la pagina intera, senza l’intermezzo del grassetto!

Perché allora sottilizzare. Cosa c’entra la realtà, ciò che pensano la gente e i suoi consiglieri comunali? L’unico scopo era di dare a vedere che ci sono: Alleanza Siciliana, il Cespos, con indomiti boys & girls che con “la cultura” creano movimento e fanno immagine sociale, e anche il sindaco e l’amministrazione messi con le spalle al muro. Ma che c’è soprattutto lui, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi, Nello Musumeci, preoccupato di non perdere la piazza elettorale di Scordia, preparandosi a nuove avventure regionali o nazionali, e che deve poter tornare a comiziare a Scordia senza vedersi rinfacciato che il “suo sindaco”…

La Destra, come certe ballerine non bravissime, muove le parti che può mostrare.

 

Ma se è troppo intellettuale e fantasioso per guadagnare simpatie elettorali l’approccio del libretto, c’è sempre l’antica ricetta democristiana dei favori personali, della persona al centro di tutto, non nel senso cristiano e filosofico, ma del privilegio spiccio (tutto a chi è più vicino o può avvicinarsi).

E’ così che sono spuntate asfaltate prima della fine dell’anno alcune strade di contrada Archi.

Le famiglie che abitano in quella zona, chiedevano da anni che non fossero fangose in inverno e polverose in estate. La mia risposta, prima dell’avvento dell’amministrazione in carica, alla delegazione guidata dall’attuale vice presidente del Consiglio Comunale, era stata un invito a passare dalle firme dei proprietari su un foglio qualunque, a un vero atto di  cessione al Comune di quelle strade, affinché nessuno potesse sospettare di una spesa pubblica a casa d’altri. Non chiedevano la luna, ma ciò che altri cittadini avevano ottenuto senza clamori, contro ogni regola. Fino a quel momento, infatti, era costume della pubblica amministrazione locale in materia di cessioni di verde, strade, parcheggi, impianti di illuminazione delle lottizzazioni private, che non ci si occupasse della proprietà prima di intervenire con gli allacci ai servizi pubblici. Pubblica illuminazione e fognature servivano zone ancor prima di qualsiasi piano urbanistico pubblico o privato. Dove i piani di lottizzazione erano stati completati, più di un problema ostacolava l’atto finale della cessione al Comune di quelle aree e di quei servizi che, solo dopo il collaudo, pubblici sarebbero dovuti diventati, se conformi al progetto, funzionanti e delle dimensioni approvate.

Pubblici nel tempo lo sono diventati di fatto, senza che nessuno ne avesse accertato la regolarità. Pubblici per usucapione. E’ bastato pazientare per disfarsi del fardello e dei controlli.

Quel capitolo meritava d’essere chiuso, per un nuovo inizio, differente.   

Il centrodestra che oggi governa, nella scorsa legislatura delle numerose cessioni “in sospeso” ne fece una questione di legalità schierando i suoi paladini, chi oggi consigliere, chi assessore, chi disperso. Su questa, e su altre questioni – ricordo l’iniziativa di Alleanza Siciliana sulla sicurezza del plesso scolastico di Ponticello –, si esercitarono lavorando ai fianchi l’amministrazione.

Sono trascorsi inutilmente tre anni e mezzo, senza che una sola delle vecchie cessioni vedesse la luce. La vicenda di contrada Archi, anzi, ha reso evidente un salto all’indietro. A fronte di decine e decine di strade cittadine ridotte a trazzera, non hanno nascosto di preferire il proprio orticello.

Già spesi 14.000 euro correranno ai ripari. Perché nessuno ha preteso prima la cessione? Chiunque nelle stesse condizioni, con identica spregiudicatezza, avrebbe potuto fare altrettanto.  Serviranno mai le regole?

Nella politica fatta così, solo a fare sceneggiate quando a governare sono gli altri.

 

Quando al governo ci sono gli altri, dopo tre anni di tregua e di silenzio assoluto su accise, vie del mare, e fiscalità di vantaggio per la Sicilia, ecco spuntare i blocchi stradali. S’è notato un gran da fare di esponenti della destra neofascista e di quella cosiddetta moderata a sostegno della protesta.

Brillanti e accorate le dichiarazioni di deputati, coordinatori di partito, ex sottosegretari di governo, fino a ieri l’altro accanto a Berlusconi, fosse anche per sei mesi e mezzo. E stata una sinfonia appassionata sulla Sicilia che non ne può più, sull’urgenza di uno scatto d’orgoglio, con l’assolo finale della minaccia di marciare su Roma (un’altra volta?).

Si avvicinano le elezioni regionali e nazionali, e lontani dai salotti televisivi o dalle comparsate con invito ai rappresentanti del governo, numerosi temono la penombra della normalità, il rischio di restare nascosti a quell’elettorato che hanno foraggiato di chiacchiere e briciole.

Agricoltori, camionisti e pescatori di ragioni da tempo ne hanno da vendere. Ma le buone ragioni non autorizzano nessuno a impedire (con le maniere persuasive poco denunciate) che altri possano esercitare liberamente la propria attività. Dove la sensibilità manca non la si può imporre.

Perché all’improvviso vedersi sfruttati, calpestati, e derisi dalla politica ufficiale dopo anni di antimeridionalismo leghista, supinamente accettato e praticato dall’intero governo e dalla maggioranza parlamentare di centrodestra, zeppa di siciliani?

Da consumati mestieranti della scena politica un ceto politico screditato tenta di tirare la disperazione reale dalla propria parte. 

Capi e capetti della destra hanno dettato l’ordine alle truppe in periferia: “Monti è di sinistra, stare dentro a qualsiasi protesta - Stop. Non contrastare esagerazioni, estremismi, minacce, ne cattive compagnie… sono elettori, e potranno votarci – Stop”.

Il comando è arrivato forte e chiaro anche a Scordia. E sindaco & C. si sono allineati con belle dichiarazioni e supporto logistico.

La campagna elettorale, non bastassero i prezzi miseri, viene prima di quella agrumicola, della produzione perduta, dei mercati che chiamano altrove, del dovere istituzionale di rappresentare la legge e non un settore della ribellione.

Non sarà una passeggiata a Scordia per la sinistra, occupatissima coi documenti, a evitare alleanze, e a studiare il dna del futuro candidato sindaco, competere di questo passo con così ammaestrata vecchia politica.

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