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riceviamo Con l’inizio di ogni anno ritorna il problema dell’uomo e della propria funzione di Santi Meli |
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22/01/2012 |
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Non v’ è dubbio che, spesso, si ritorna indietro su ogni argomento, quasi a significare che tutto dipende da quello che abbiamo detto e vissuto nel passato prossimo e nel passato remoto. Oltretutto diventa indicativo il fatto che l’uomo essendo “ombra” ed essendo “finito” non garantisce affatto un’idea indissolubile e priva di “movimento”. Non ci sarebbe bisogno che ce lo ricordasse Giordano Bruno quando affermava: “L’uomo è ombra, è finito e non può vedere l’infinito”. Se vi sono state delle difficoltà durante il corso dei secoli rispetto alla limitazione dell’uomo, diventa indiscutibile il fatto che oltre quella “siepe” (Leopardi) non si potrebbe andare sino a dimostrare che tutto finisce anche se parliamo del trascendentale o del dopo morte”. Infatti, la verità è o non un valore? Si tratta solamente di comprendere che è un valore e non un modo di essere di una comunità o dello stesso sistema solare in cui la nostra conoscenza ha a disposizione degli elementi, certamente limitati sino a prospettare che vi sia anche un altro sistema che somigli molto a quello in cui viviamo (gli scienziati lo prospettano ai giorni nostri). Ci trastulliamo a fronte dell’affermazione che è l’infinito che cambia ogni cosa e ci consente di ragionare, con la libertà dovuta, che si è di fronte ai continui movimenti dell’esistenza. Se ci troviamo, spesse volte, a cambiare opinione e, con frequenza, a dimostrare che ci siamo sempre sbagliati su qualunque nostra opinione o idea che dir si voglia, si capisce subito che abbiamo rilevato l’insufficienza, sempre partendo da un dato conosciuto di quanto sperimentiamo e conosciamo durante il corso della nostra esistenza sulla terra. Ebbene, è sempre l’infinito che cambia ogni cosa, per questa ragione la conoscenza, essendo limitata, ci dimostra la relatività dello stesso uomo e tutti i ragionamenti che lo investono. Non disconosciamo che ogni elemento nuovo ha sempre avuto qualche presupposto nel precedente sino a determinare il principio di ogni conoscenza (filosofica, scientifica etc…). Se è vero, com’è vero, che l’uomo è finito e non potrebbe mai conoscere l’infinito, bisognerà dire che è tempo perduto dimostrare l’insufficienza di quest’ultimo, mentre dobbiamo comprendere che trattasi del movimento naturale di ogni cosa. Quali possono essere le conseguenze di ciò che abbiamo prospettato prima? A nostro avviso, sono molto semplici: “Dire la verità delle cose, abbattere le illusioni come momento del percorso della nostra vita, avere sempre di fronte il messaggio che si vuole dare, spiegare la temporaneità delle nostre idee anche se sono coerenti col presente, suscitare la curiosità del divenire, rappresentare i limiti della dialettica di Hegel, ragionare su ogni aspetto che abbiamo di fronte etc”. Insomma, non perderci in chiacchiere e discorsi inutili, se non privi di alcun risultato pratico nella vita, cercare di comprendere i fenomeni per quelli che sono e non per quelli che dovrebbero essere, spiegare che lo Stato siamo noi con argomenti seri e privi di ogni contraddizione quasi insufficiente, e spiegare che la sofferenza prevale sulla felicità, che esiste in misura minimale la stessa felicità e tanti altri argomenti che ci debbano far capire che la vita non è la superficialità e le attese di ognuno di noi quando, invece, ci inducano le illusione e le aspettative superiori alle nostre possibilità. Bene, se riusciremo a spiegare quel minimo di rappresentazione della realtà, avremo fatto non dico il nostro dovere, ma abbiamo contribuito a dire qualcosa di utile rispetto alla pedagogia. Non ci convince, in fondo, che una cosa vecchia non è vera (Kant e l’illuminismo). Si tratta di confrontarla con quanto abbiamo a disposizione nel presente per definirla utile e necessaria alla convivenza pacifica di ogni comunità territoriale. Se vi sia o meno l’aumento dello scontro sociale tra categorie o tra idee fondamentali per la costituzione di uno Stato, di un Comune (liberalismo-statalismo), a nostro avviso, non può non essere il fondamento delle nostre discussioni, se, invece, preferiamo le chiacchiere ed i discorsi insufficienti (ha detto molto bene il Dott. Salvatore Agnello in un precedente scritto), dobbiamo dire semplicemente che o ci sbagliamo o siamo fuori dallo spazio che bisognerebbe occupare. Momento difficile? Certo. Basterebbe guardarsi attorno. Queste poche righe espresse sopra ci fanno capire che è arrivato il tempo della sobrietà delle nostre idee e dei nostri discorsi sia in famiglia sia all’esterno di essa. Insomma, il principio è nell’acqua di tutte le cose diceva (Talete), bisognerà, a nostro avviso, prenderne atto e dar seguito ai fondamentali, piuttosto che filosofare tesi poco rispondenti alle attese della comunità. Noi siamo convinti che la nostra comunità, nella propria maggioranza, è in attesa di sentire discorsi privi della illusione e capaci di saper dire la verità di tutte le cose che diciamo. E’ un momentaccio? Certo. Speriamo che quest’Anno Nuovo sia l’inizio della svolta. Fango, ombre, anime morte, animo ed anima sconsolata, foglie che cadono prive di senso logico, tristezza, solitudine, immoralità, espressioni prive di senso logico, aspettiamo serenamente di doverle sconfiggere. Se abbiamo accennato all’uomo, ci aspettiamo qualcosa di diverso da parte della Comunità in cui viviamo. Crisi di valori, crisi economica e crisi di ragionamenti, crisi d’intenti, crisi politica, bene, ce ne assumiamo quella parte di responsabilità e ci auguriamo di finire con i messaggi degradanti e privi di alcun fondamento culturale e di istruzione. Diamo l’addio a quanto abbiamo filosofato nell’anno trascorso e diciamo che il cambiamento non è difficile, basta volerlo. Per finire, diciamo chiaramente che utilizziamo il plurale (majestatis) non perché siamo più di uno, ma perché riconosciamo che aveva ragione Proust quando affermava, col proprio scritto: “Il tempo ritrovato” “L’io è sempre odioso”. Pensiamo così di rispondere ad un nostro lettore del motivo dell’utilizzo del plurale nei nostri brevi scritti. Comunque, sempre grati per la domanda intelligente pervenutaci oralmente. |