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Piano di Urbanistica Commerciale: la confusione è grande, ma con idee chiare di Salvatore Agnello

C’era una volta… un’idea dello sviluppo del commercio a Scordia.  Adesso c’è solo una grande confusione mascherata come fosse un’idea chiara e decisa.

Costretti dall’iniziativa dei consiglieri comunali del Partito Democratico, della Sinistra Democratica e di un consigliere indipendente, sindaco e assessore all’urbanistica hanno dovuto riferire venerdì 6 marzo delle cosiddette “direttive” assegnate al dott. Ignazio Arrabito per la nuova redazione del Piano di Urbanistica Commerciale (PUC).

Complice la decisione dell’Assessorato Regionale al Territorio di stralciare dal PRG il precedente Piano approvato dal Consiglio Comunale a giugno del 2005, l’amministrazione comunale ha colto al volo l’occasione per rimettere tutto in discussione.

Così, anziché verificare, come aveva promesso lo scorso 7 gennaio l’assessore Todero, se i funzionari regionali fossero incappati in una svista, valutando come  sovrapposta al Piano Regolatore Territoriale del Consorzio ASI, la parte del nostro Piano per l’insediamento della grande distribuzione commerciale (18 mila mq.) all’interno dell’area PIP comunale, ci hanno messo su un bel macigno per proporci la loro idea di Piano di Urbanistica Commerciale.

Qual’è?

Possibilità di recupero per finalità commerciali di tutti gli edifici costruiti fino a 10 mila mq.

Individuazione di aree agricole per medie strutture (fino a 1.000 mq. coperti) in:

zona Montagna;

lungo via P. Nenni;

contrada Castagna/Gabelluzza, e

lungo la SP 28 per Catania;

Individuazione in contrada Fico di aree agricole per grandi strutture (superfici di vendita superiore ai 1.000 mq), cui verrebbe a sommarsi la richiesta già depositata per la riconversione commerciale dell’ex immobile Copeca.

Nel caso di immobili con superfici a servizi di pertinenza insufficienti (parcheggi clienti e movimento merci), ci saranno deroghe nel regolamento comunale.

Rinnegata dall’assessore Todero, e dall’assessore Faraci, e diamo per certo la stessa cosa per i consiglieri ieri e oggi in maggioranza, la scelta del precedente PUC da loro votato, di consentire la nascita di grandi strutture solo nella zona industriale già dotata di ampie strade, parcheggi, e servizi in rete.

Rinnegata dall’assessore Todero, e dall’assessore Faraci, e diamo per certo la stessa cosa per i consiglieri ieri e oggi in maggioranza, la scelta del precedente PUC da loro votato, di privilegiare solo l’asse viario della SP 28 per Catania, per l’insediamento di medie strutture, per non calamitare sul centro abitato, quel traffico già caotico in via Tenente De Cristofaro, via Principessa di Piemonte, e via Garibaldi alta.

Il sindaco ha svelato la sua formula magica: non dovranno essere i consumatori a spostarsi verso gli esercizi, ma gli esercizi ad avvicinarsi ai consumatori ai quattro angoli dell’abitato!

Facendo confusione tra esercizi di vicinato e media distribuzione, ha pensato di far bella figura teorizzando una riduzione del traffico da e verso le medie strutture secondo questa ricetta!

Non sappiamo cosa sarà costretto a fare l’ottimo prof. Arrabito, per sposare le direttive di questi amministratori con la tecnica e soprattutto con la disciplina e le norme in materia di commercio vigenti in Sicilia.

Se urbanistica e distribuzione commerciale sono chiamate a stabilire un equilibrio tra offerta e territorio è difficile comprendere come possa essere motivata la scelta di recuperare tutti gli immobili esistenti intorno all’abitato, o di contrada Fico e Cittadino per l’insediamento di due grandi strutture di vendita, con l’art. 15, comma 3, delle Direttive di esecuzione della Legge n. 28/99, contenute nel DPRS 11.07.2000, che indica esplicitamente la loro collocazione in zone specialistiche D (industriali, artigianali e commerciali).

 

Per l’esclusione dell’area PIP, all’interno della zona Industriale di contrada Rasoli, per l’eventuale insediamento di queste ultime strutture, il sindaco ha spiegato che mancherebbe di attrattiva per gli investitori, richiamati al contrario (è il caso ex Copeca) da aree più centrali.

Solo che poi, in barba a ragioni opinabili ma degne, lo abbiamo ascoltato in un monologo d’intensità crescente incentrato sulla vecchia cultura della sinistra nemica della ricchezza, su sviluppo e megaprogetti che sono al contrario il suo obiettivo, e che dovrebbero, guarda caso interessare proprio… l’intero PIP comunale con parchi fotovoltaici, impianti a biomasse, investimenti da capogiro, grazie ai proventi dei quali le finanze comunali potranno finalmente respirare!

Vuol dire che abbiamo scherzato? Il sospetto che l’area PIP andasse liberata da impacci per far posto a “investimenti importanti” l’avevo manifestato con i dubbi legati ai si dice, ma velocissima è arrivata la conferma irata del sindaco non abituato al contraddittorio.

Ci siamo limitati a connettere all’argomento PUC alcune notizie, per ritrovarci a parlare d’altro: via la previsione di laboratori e officine per i nostri artigiani, via la grande distribuzione….

In tempi passati, alcuni dei sacerdoti della legalità che il sindaco tiene in cordata, ad un accenno solo fugace, come è stato il suo lo scorso 6 marzo, su investimenti e  destinazione di terreni, avrebbero immediatamente gridato a tangenti e mazzette (badando di non scrivere mai una riga per denunciare o esibire prove).

Se si tratta di operazioni lecite, trasparenti e utili, diciamo che meritano di essere apprezzate dalla città, con nomi e cognomi dei proprietari delle aree, degli investitori, assetti societari, natura dell’investimento, modalità di finanziamento, vantaggi per la collettività.

 

Per una coalizione e un sindaco che in campagna elettorale facevano il verso alla sinistra, promettendo più trasparenza e partecipazione, la vicenda relativa al Piano di Urbanistica Commerciale è la più evidente dimostrazione di quanto siano lontani da quella cultura e come l’imitazione sia stonata.

Dal 9 dicembre 2008, quando per la prima volta la variante urbanistica Adda approdò in Commissione Consiliare, è stato chiesto ufficialmente all’assessore Todero, di aprire una discussione pubblica sul Piano di Urbanistica Commerciale con le associazioni dei commercianti, il comitato spontaneo formatosi e i partiti. Nulla. Non sono serviti fino ad oggi nemmeno gli appelli rivolti in Consiglio Comunale, anche da componenti della stessa maggioranza. Per loro: o ubbidienti o fuori.

Una sordità che ha tutto il significato di una sfida. Arrogante. Interessata. 

24/03/2009

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