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riceviamo Sono sufficienti l’autonomia, la libertà e la responsabilità dei nostri figli? di Santi Meli |
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19/09/2011 |
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La funzione genitoriale, ai nostri giorni, non è un molto facile da esercitare e da gestire. Non v’è alcun dubbio che affrontiamo la funzione di cui trattasi, senza conoscere a fondo tutti gli aspetti che interessano questo grande problema dei genitori e della comunità per le relazioni dirette ed influenzanti di questo “insieme”. Tuttavia, non possiamo fare a meno di esprimere le nostre modeste ed insufficienti posizioni con questo pezzo e che cosa valutiamo positivamente o negativamente su tutti i segmenti, anche se in sintesi, che insistono sulla conoscenza dei nostri figli. Ci siamo, più volte chiesti, se siamo capaci di affrontare una discussione sull’autonomia, sulla libertà e sulla responsabilità, senza cadere nell’eccesso e senza cadere nell’insufficienza di quanto pensiamo e prospettiamo agli interlocutori della discussione. Posto che ogni e qualsiasi interlocutore abbia cognizione di causa sugli aggettivi precedentemente citati, vogliamo far riflettere il nostro lettore che non crediamo che ci si trovi di fronte a problemi di poco conto, anzi siamo dell’avviso che si tratta di aggettivi che investono un mondo più ampio di quello che pensiamo e su cui riflettiamo. Ci siamo chiesti: Che senso abbia concedere autonomia, libertà senza far comprendere che tutto passi attraverso la responsabilità? Oltretutto ci si debba interrogare se la funzione genitoriale sia sufficiente a far comprendere che la responsabilità è un valore e mai un concetto che privilegia il modo di essere di ciascuno di noi e che condiziona le nostre scelte sociali. Certo, non disconosciamo la prevalenza della responsabilità sulle altre aggettivazioni, ma questo non ci autorizza ad esclusivizzare tutte le nostre cognizioni di causa sul problema. Diciamo questo perché porre il problema su quest’ultimo aggettivo ci sembra che sia modesto rispetto alla tematica complessiva di un tema così grande e così difficile, sia per i genitori sia per i propri figli. Per molti di noi, spesse volte, crediamo di dire qualcosa d’importante quando concediamo una relativa autonomia e una relativa libertà, senza spiegare a sufficienza che l’inscindibilità con la responsabilità sia il frutto di un’analisi molto accurata e forse anche piena di preoccupazioni e perché no, anche di paure. Quest’ultimo stato d’animo ci perviene dal guardare, sempre senza alcuna analisi approfondita, e forse anche di limitazione delle nostre conoscenza di tutto ciò che sia muove al di fuori delle quattro mura d’abitazione. Spiegare le questioni che sono a nostra conoscenza, non ci autorizza ad avere la verità dalla nostra parte, però c’induce a far comprendere cosa ci frulla per la testa, che cosa abbiamo capito e che cosa intendiamo sul problema oggetto della discussione, senza per questo esprimere ogni rigidità e nemmeno l’assoluta flessibilità. Ci siamo più volte chiesti come si fa a non filosofare: “Una laurea serve sempre” (Flaubert); “Senza responsabilità del nostro comportamento non si va da nessuna parte (il disordine) ”; “Non affermare sempre e comunque che i nostri figli siano scienziati”; “La motivazione su ogni singola scelta diviene indispensabile” (non acrasia); “Il merito e la fortuna sono inscindibili” (Mann); “Le bugie non risolvono la vita di ognuno di noi”; “La responsabilità di un qualsiasi lavoro è il fondamento della vita”; “ L’amore verso il proprio lavoro è un diritto ed anche un dovere” e tante altri messaggi che sono fondamentali per la vita del futuro. Certo, la libertà degli studi, l’autonomia delle scelte e la responsabilità di tutti i percorsi della vita passano attraverso anche da ciò che abbiamo sentito e discusso con gli interlocutori familiari, gli interlocutori amicali e le relazioni sociali che intraprendiamo nel corso del tragitto naturale (il destino è una bruttura sociale). Vorremo parlare di tante altre cose, ma la convinzione di essere brevi ci induce a fermarci, almeno per oggi. Quante cose sono connesse col problema che abbiamo accennato, ma il convincimento ci frena e ci rinvia ad altro pezzo. Bene, ce ne scusiamo, ma oggi ci sembra doveroso dire ad alta voce: “Se non v’è la responsabilità che governa le nostre scelte, non possiamo dare la colpa a nessuna se non a noi stessi”. Certo, diceva bene Plutarco nelle vite parallele quando parlava di Pericle: E’ difficile e arduo, nella storia, rintracciare la verità”. |