Circa un anno fa in New Jersey e altrove in America, gli insegnanti hanno cominciato ad alzare la voce contro Wikipedia, l’enciclopedia collaborativa on line. La denuncia: gli studenti vi attingono a piene mani per sbrigare le loro ricerche nel minimo tempo e col minimo sforzo. Troppo comodo! Gli insegnanti lamentano altresì che quelle voci non sono verificate. Di conseguenza, la loro proposta era il bando di Wikipedia dalle scuole, per non permettere più ai ragazzi di usarne i contenuti. Probabilmente è una anticipazione di quello che succederà a breve anche in Italia: mi aspetto da un momento all’altro una levata di scudi del genere, più diffusa ed aspra ancora, con anatemi e reprimende peggiori in proporzione all’orgoglio classico del nostro umanista medio. Per questo, e per ragioni ben più ampie che riguardano il mutato senso della scuola e del sapere nel mondo attuale, è utile analizzare il problema in anticipo avendone l’occasione.

A parte l’oggettiva difficoltà di attuare un proposito simile, lo scontro che si sta creando tra insegnanti e alunni intorno a Wikipedia è solo in apparenza tra generazioni e stili di vita. Sotto c’è l’attrito immenso, tettonico, tra un vecchio modo di produzione e convalida della conoscenza e uno nuovo che sta nascendo. Il nuovo paradigma è appena all’inizio e i più ne avvertono ancora vagamente la portata rivoluzionaria. Qui la vediamo in piena luce, confessata dall’inerzia e dallo spaesamento dei custodi dello status quo, che come sempre si traducono in indignazione, resistenza e censura; in due parole: difesa cieca.

Primo punto: le fonti e la fondatezza. È vero che le voci di Wikipedia possono essere inaccurate, e spesso si sono dimostrate tali. E con ciò? La storia della scienza è fatta interamente di errori e cantonate madornali. Per non dire quella della filosofia o delle pseudoscienze come la psicologia e la sociologia. Per non dire dell’economia, le cui scuole più influenti stanno rivelando proprio in questi mesi la miseria delle loro teorie. L’inaccuratezza il fraintendimento l’illusione l’errore sono i peccati originali di tutto il sapere umano, senza eccezioni; ma del resto gli stessi sono anche i fattori universali di crescita e di evoluzione. Semmai qui Wikipedia presenta un netto vantaggio: che gli errori sono visibili a tutti e tutti possono contribuire a segnalarli e correggerli.

La garanzia offerta dall’intelligenza collettiva non controllata centralmente a me pare nettamente maggiore di quella offerta dal metodo tradizionale, il modello gerarchico condizionante, in cui determinate oligarchie di potere sono deputate per ogni settore a produrre e conservare un sapere canonizzato, molto difficile da alterare o mettere in discussione dall’esterno. Questo vecchio sistema nasce con Platone e Aristotele ed è conseguenza naturale del contatto umano diretto, reso impossibile dai grandi numeri attuali. Nel vecchio sistema gli errori dei singoli si propagano nella storia in maniera incontrollata, anche per secoli e millenni, perché questa conoscenza è telescopica, si basa sul lavoro di predecessori o colleghi che in buona parte viene accettato per autorità.

Dal nuovo modello, quello collaborativo su vasta scala, emerge invece un livello di controllo più elevato ed efficace, conforme alla vastità della popolazione umana odierna. Per avere una misura della sua efficacia basta vedere a che punto di robustezza ed efficienza è arrivato lo sviluppo del software open source, che viene prodotto nel medesimo modo. Qui l’autorità è diluita in proporzioni omeopatiche. Neanche il modello collaborativo sarà mai esente da imperfezioni, ma quanto a validità non è certo peggiore di quello oligarchico cui siamo abituati da più di duemila anni. Il ripudio dell’imperfezione è un alibi che copre il problema reale, vale a dire appunto la resistenza di questa antica consuetudine: per superarla, chi possiede potere oggi si vedrebbe costretto a cederne almeno una parte e a mandar giù soluzioni apparentemente contrarie all’intuizione. Non è facile, si capisce. Chi accusa Wikipedia di sciatteria sta dicendo fra le righe: “Non sopporto questo modo di condividere la conoscenza e gli errori, mi confonde! Voglio avere solo alcuni che se ne fanno carico, nomi e cognomi, possibilmente i soliti. Lì so come muovermi, come argomentare, cosa dire; qui no!” Solo che non se ne rende conto, oppure non ha il coraggio di ammetterlo apertamente.

Secondo punto: le ricerche fatte in due minuti col copia&incolla. L’estrema facilità di reperire nozioni sull’internet, una proprietà della rete disponibile non solo via Wikipedia ma grazie a tutti i motori di ricerca, rivela che esse si stanno riducendo alla concreta funzione di pura materia prima. Ciò dovrebbe convincere una volta buona gli educatori e il sistema scolastico che lo scopo della loro istituzione non può più essere l’apprendimento sistematico di nozioni: piuttosto essa dovrebbe ora promuovere lo sviluppo delle capacità umane più complesse, quelle meno meccaniche, quelle più lontane dal copia&incolla, e in particolare le facoltà associative, in prima istanza senza confini disciplinari. E qui il sesto senso che mette in grado un individuo non solo di orientarsi, ma anche di trovare strade davvero nuove, creando un futuro accogliente. La prova è che non si possono emulare con un computer.

Con Wikipedia, agli insegnanti si presenta– come spesso succede con le nuove tecnologie – non una minaccia bensì un’ottima occasione. Potrebbero approfittarne per migliorare se stessi insieme agli studenti, dando impulso a un lavoro più articolato e coinvolgente sul confronto delle fonti e sulle basi del sapere, mettendosi in gioco, stimolando lo spirito critico. Solo così potrebbero allearsi ai ragazzi, la next generation che invece rimirano da lontano con arresa preoccupazione, come schiere di invasori alieni, traendone un comune beneficio. L’opposizione e la condanna di Wikipedia firmeranno solo una dichiarazione di rinuncia e di sconfitta: tanto l’avvicendamento tra i paradigmi della conoscenza è già iniziato e avverrà comunque. Come sentenziava Max Planck, «quel che accade, è che gradualmente gli oppositori scompaiono e la nuova generazione si familiarizza con quell’idea sin dalla nascita».

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Wikinvidia, ovvero qualche insegnante contro la circolazione del sapere di Stefano Diana - caffeeuropa.it

14/12/2008

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