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Guai a chiamarlo… “Vecchietto”! di Nicola La Spina

28/08/2010

Chiusa la saracinesca, con il caldo umido di una sera d’estate o con il freddo gelido di una sera di gennaio, se vi trovate per le strade di Scordia le probabilità d’incontrarlo ci sono tutte. Con tuta, scarpette e canottiera con bande rifrangenti e lì imperterrito ad allenarsi per sei giorni la settimana, qualche buona compagnia e via per le strade del paese a correre con le luci dei lampioni ad indicargli la strada. Grandi e piccoli lo conoscono e lo chiamano Santi Caniglia, “chiddu ca vinni machini”, Santuzzu per i più grandi, Zù Santu per i più piccoli, ma la sera per tutti diventa Santu “chiddu ca curri a pedi”.

Quella della corsa, per Santi Caniglia, è stata una passione antica, fin dalla giovane età, da scolaro, partecipava a gare podistiche mettendosi in luce soprattutto nelle gare di velocità, dote che gli consentì di disputare, come difensore, delle memorabili stagioni calcistiche.

Nei suoi puntuali racconti si colgono tutti i tratti delle sue imprese sportive, fin anche nei dettagli. Si perché tra le tante virtù di Santi c’è anche quella della loquacità. Se si è buoni ascoltatori Santi è sicuramente un buon compagno di allenamenti. Un ora di allenamento va via presto, si va dalla barzelletta, alla cronaca, alla politica, senza però dimenticare il vero motivo della serata, l’allenamento. È quando l’allenamento si fa duro perché richiede il massimo dell’impegno, quando si comincia a faticare veramente ed il sudore gronda da tutte le parti del corpo, che il sig. Caniglia diventa invidiabile. Precise tabelle di marcia, tempi di percorrenza da rispettare, arrivare alla fine della serata e a non avere più la forza di dire: ci vediamo domani sera.

Se ancora qualcuno non dovesse avere chiara la forza educativa dello sport dilettantistico, osservando Santi non dovrebbe più avere dubbi. Uno stile di vita senza eccessi, un’alimentazione sana ed equilibrata (grazie alla paziente opera della moglie Lucia), perseveranza, costanza e spirito di sacrificio negli allenamenti, tutti aspetti finalizzati allo star bene, in prima battuta, ma con un occhio, quello buono, rivolto alla competizione. È la gara della domenica il momento clou, il confronto con gli altri che gli da la carica. Quando sta bene con se stesso, sa di essersi allenato bene, spende nel breve volgere della gara tutte le sue energie fino a rimanerne quasi del tutto privo, tranne che per le vitali esigenze, ed in molti, anche giovani, fanno fatica a tenergli il passo.

I risultati gli hanno dato ragione, nei primi anni sono venuti ottimi piazzamenti. ma subito dopo sono arrivati record regionale sui 1500 metri, medaglia di bronzo ai campionati italiani indoor sugli 800 metri, tra i primi tre di categoria ai campionati regionali master, primo di categoria in provincia e per diversi anni.

Di recente la sua ultima impresa è stata un onorevole ottavo posto nella finale M60 degli 800 metri ai campionati master di atletica leggere svoltasi in Ungheria nel mese di luglio scorso.

Passano gli anni e se voi verso le otto di sera vi troverete a passare per le vie di Scordia, scorgerete un ultrasessantenne che corre, quello è Santi Caniglia, perché la corsa ormai è per lui compagna di vita. Per i giovani un chiaro esempio di pratica sportiva da emulare.

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