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riceviamo Scordia: nessun omaggio alla virtù da parte dell’ipocrisia di Santi Meli |
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24/06/2010 |
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Il problema moderno che sta affrontando il Paese è quello della riscoperta della questione morale. Quando ritorniamo su questo principio che è politico, che è sociale e che è culturale, non possiamo fare a meno di riaffermare che non era scomparso dalla propria sfera, semmai credevamo di poterlo relegare in un angolo remoto e forse anche su uno spazio del nostro dimenticatoio. Diventa logico il fatto che la questione morale ed i comportamenti attuali non corrispondono, come non corrispondevano in passato, alle attese dell’etica ed in particolare alle attese dei cittadini che vivono nel territorio italiano. Se questa era l’impostazione della tesi, dobbiamo, oggi, aggiungere che molta ipocrisia ha contribuito a rendere omaggio alla virtù di una concezione diventata predominante ed inclusiva nel tessuto sociale delle nostre comunità. Se vogliamo una modesta risposta all’impostazione di cui sopra, dobbiamo solamente accorgerci che ogni e qualsiasi discussione ha dalla sua parte espressioni molto positive di un qualsiasi soggetto, mentre non appena il soggetto interessato si allontana, le dette positività diventano negatività elevate all’ennesima potenza. L’esempio che abbiamo citato sopra ci consente di esprimere un giudizio antietico, ipocrita e privo, spesse volte, di verità. Se questo diventasse un valore diffuso nella comunità, non resta altro che prenderne atto ed affermare che v’è qualcosa che non funziona nella territorialità e che ha bisogno di uno sforzo immane per essere superato e convertito in un altro valore di comunicazione etica. Non allontaniamo mai dalla nostra attenzione che questo modo di ragionare porta ad un tunnel senza uscita e priva la stessa comunità di avere alcuna speranza che la cattiva abitudine aggrava ogni e qualsiasi discussione che riguarda la questione morale. Se venisse accettato il suddetto segmento valoriale l’omogeneizzazione con l’ipocrisia diventa indissolubile sino a diventare una virtù sgradevole ai cittadini che vogliono filosofare il rispetto della persona umana e perché no, il rispetto di quel minimo di cultura che la comunità, con grandi sacrifici, ha conquistato durante gli ultimi decenni e non gradisce la messa in discussione. Pensiamo che sia necessario divenire oppositori dell’ipocrisia perché la riteniamo un omaggio alla virtù di una moltitudine che non sa altro discutere e non riesce a comprendere che questa concezione si collega direttamente con un ceto sociale privo di ogni responsabilità, di ogni onore, di ogni collocazione sociale se non quella di medioevale memoria. Che senso ha dire: sei bravo, sei buono, sei studioso, sei intelligente, sei generoso, e poi esprimere concetti opposti e degradanti anche al solo ascolto quando questo soggetto si allontana e non è presente. Dobbiamo stare molto attenti alla stagione della semina perché quando arriverà la stagione del raccolto saremo presi dalla paura di un prodotto invendibile, dalla crisi di produzione e dalla commercializzazione e, per ultimo, dalla paura di un ritorno alla fame. Se vogliamo appartenere agli ipocriti (farisei) non ci resta che obbedire all’idiozia, altrimenti opponiamoci fermamente e non omaggiamo la virtù. |