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primo piano Ex Copeca. Dall’IDV, memoria corta o malafede? di Salvatore Agnello |
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22/06/2010 |
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È legge di natura che ogni nuova formazione politica debba presentarsi sulla scena sgomitando e facendosi largo tra quelle esistenti come portatrice di novità e di una moralità superiore. E che a pagare lo scotto di tanta esuberanza dovrebbero essere per primi i gruppi politici confinanti al cui elettorato denunciare l’insufficienza e la debolezza dell’azione dei propri rappresentanti. L’Italia dei Valori alla sua prima uscita non sfugge al modello e ignara d’ogni misura riscrive a suo modo un capitoletto di storia locale con un volantino che merita alcuni appunti.
Se sulla questione su chi sia “più a sinistra” e “più rivoluzionario” ho perso interesse a dibattere, non così se l’argomento è quello della legalità e delle posizioni che personalmente, e in rappresentanza del Partito Democratico di Scordia, ho assunto insieme ai consiglieri Sciacca e Centamore su una vicenda delicata come la variante urbanistica ex Copeca. Posizioni non espresse in privato ma documentate dagli atti consiliari e nel tempo ribadite, fino alla seduta del 10 giugno scorso dedicata all’approvazione del Conto Consuntivo 2009. Tralasciando gli articoli e le dichiarazioni alla stampa pubblicati e firmati sulle pagine di questo sito, e ultimo in ordine di tempo il pezzo qui in rassegna stampa da venerdì scorso che registra sui centri commerciali una posizione identica a quella espressa da me e dal Pd di Scordia da parte dell’on. Musumeci e da La Destra catanese, con un corsivo che evidenzia le scelte contraddittorie de La Destra al governo a Scordia, e all’opposizione a Catania. Tutto chiaro per chi non voglia mistificare la realtà per un pugnetto di simpatie.
Qual è il punto? L’aver interpretato noi la questione ex Copeca per ciò che era, cioè una variazione di destinazione d’uso e variante urbanistica cui opporsi, anziché, come avrebbero gradito loro adesso in campo, un referendum pro o contro un imprenditore sospettato di mafia. I giovani amici di Italia dei Valori si accontenterebbero infatti che a investire sul nostro territorio “non siano associazioni mafiose ma liberi ed onesti imprenditori”, a prescindere dall’obiettivo dell’investimento. La nostra lettura, invece, del proliferare dei centri commerciali anche a Scordia è stata e resta politica. Contrari, perché nelle attuali esorbitanti dimensioni stanno provocando la crisi forse irreversibile del piccolo commercio, imponendo modelli di consumo indiscriminato, nell’assoluta evanescenza dei rapporti di lavoro e dei diritti dei lavoratori. Economia, cultura delle relazioni sociali, vivibilità e sicurezza dei centri storici, sostenibilità ambientale dello sviluppo, si intrecciano strettamente e sempre più diffusamente nella resistenza, anche a destra e nella Lega, all’avanzare dell’occupazione di aree agricole con strutture che il tempo già conferma “usa e getta”. Non prima però d’aver raso al suolo il preesistente tessuto produttivo. Gli effetti di un investimento onesto, su un centro commerciale a Scordia, potrebbero essere differenti sul piccolo commercio e creare posti di lavoro veri e garanzie contrattuali per i lavoratori? Leggere in questi anni sulla stampa cosa si celi dietro i movimenti di denaro in questo settore in provincia di Catania è semmai una ulteriore conferma della difficoltà di accumulare e di investire capitali al di fuori dei circuiti illegali, direttamente o indirettamente controllati dalla mafia. La questione è per un aspetto se chi investe è un onesto imprenditore o non lo è, ma anche cosa produce in termini sociali di positivo, per l’economia, il lavoro, il territorio, il suo investimento. A un prerequisito, che dovrebbe darsi per certo in un Paese normale, non può non seguire una valutazione dell’impatto dell’investimento in relazione a tutte le variabili sulle quali va ad incidere. La scelta nel Piano di Urbanistica Commerciale adottato nel luglio del 2006, fu quella di prevedere un’area per l’insediamento della grande distribuzione al centro dell’attuale zona artigianale, sia per omogeneità con la destinazione produttiva del comparto urbanistico, sia per limitare alla stessa area il badget di superficie ammissibile. Bisognava impedire che alle scelte dei privati fossero sacrificati con varianti a richiesta il disegno di uno sviluppo produttivo equilibrato e scelte urbanistiche qualificanti come servizi e spazi pubblici. L’esatto contrario di quanto l’attuale amministrazione intende realizzare, sfruttando furbescamente lo stralcio del Piano di Urbanistica Commerciale dall’approvazione del PRG da parte della Regione, per prevedere la nascita di due grandi strutture di vendita e di quattro medie disseminate ai quattro angoli del territorio. In barba a qualsiasi criterio di comparazione della domanda e dell’offerta in un’area più vasta della singola città secondo le direttive regionali. Lungo questa linea si è attestata l’opposizione del gruppo consiliare del Partito Democratico, pubblicamente in tutti i dibattiti dal novembre 2008 a oggi.
Avendo curato in prima persona, dal dicembre 1997, il cammino travagliato del nuovo Piano Regolatore Generale di Scordia, fino alla sua adozione nell’aprile 2002, e successivamente per la redazione degli studi allegati, non ho mai smesso di credere nella scelta della destinazione a parco urbano attrezzato dell’area compresa tra via Aldo Moro e la linea ferrata a ridosso della ex Copeca, per quanto consapevole della estrema problematicità della sua realizzazione. Quella scelta fu compiuta dal consiglio comunale nel 1995 con l’approvazione dello schema di massima del PRG, insieme ad altre, tutte lungimiranti, come il vincolo a parco naturale della Cava e la destinazione a edilizia economica e popolare delle aree comprese tra la via Principessa di Piemonte e la via Pietro Nenni. È Italia dei Valori a dovere sciogliere ambiguità che rischiano di rovinare sul (ri) nascere una esperienza politica che ho salutato, e che abbiamo salutato, come un fatto positivo per la politica cittadina. Una continuità inquietante con la precedente formazione è rappresentata da qualche personaggio, ma soprattutto dalla linea di contrasto strumentale con i Democratici di Sinistra ieri, e il Partito Democratico oggi. Una continuità materializzata dal lancio di sospetti assolutamente privi di fondamento, e ancora più grave di fronte a fatti e ad atti pubblici incontrovertibili che sono un monumento di verità. È francamente paradossale che agli oppositori delle varianti (Adda ed ex Copeca) approvate a maggioranza in assenza di un Piano di Urbanistica Commerciale (mai sottoposto al Consiglio Comunale) si rimproveri falsamente il silenzio, per lasciare “libera l’amministrazione di attivarsi come meglio crede, e lasciando che la giustizia faccia il suo corso”… Si rifletta: “libera l’amministrazione di attivarsi come meglio crede”, la stessa amministrazione, quel sindaco, e quell’assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica, ex (?) compagno di partito, che con “tanta velocità” spinsero la loro maggioranza all’approvazione di quegli atti! Chiedano con coraggio: o la revoca in autotutela degli atti adottati dal consiglio comunale, o la trasmissione degli stessi alla Procura della Repubblica. Italia dei Valori vuole questo? Il suo presidente, e presidente dell’ASAES, quando Italia dei Valori era ancora alleata della giunta di centrodestra, e ufficialmente rappresentata dall’assessore Santo Todero, non ha speso una parola di sostegno ai dubbi sulla procedura per la variante che i consiglieri del Partito Democratico sollevarono in più dibattiti consiliari. Era distratto o non poteva disturbare l’amico assessore e l’amministrazione che aveva calorosamente votato e fatto votare? Non in silenzio, ma soli abbiamo manifestato la nostra posizione in consiglio, mentre precedenti lettere anonime e documenti a firma “i commercianti di Scordia” pur muovendo nella stessa direzione non facevano individuare alleati tangibili coi quali contrastare la variante fuori dall’aula. Tra i partiti del centrosinistra soltanto Rifondazione Comunista si dichiarò nettamente contraria.
No. Lezioni di legalità e di comportamento impartite con tanta superficialità e smemoratezza è difficile accettarne. Continuo a credere che Scordia abbia bisogno di politica, ma aggiungo che prima di tutto serve verità e onestà intellettuale per far ripartire lo sforzo collettivo per una politica alternativa allo spettacolo al quale stiamo assistendo. In altri tempi un partito così deciso (e, a modo suo, unico) nella denuncia di vicende come quelle di cui ci stiamo occupando avrebbe chiesto senza mezzi termini le dimissioni dell’assessore, se non del sindaco. Ma trattandosi di Santo Todero come si fa? Se ne faccia una ragione il gladiatore Di Pietro, leader dell’IDV, qui, più modestamente, siamo al “come meglio crede” l’amministrazione. |