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rassegna stampa Raggiungere maggiore equilibrio tra piccola e grande distribuzione di Melania Canteri - quotidianodisicilia.it 17/6/2010 |
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19/06/2010 |
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Se a Scordia in Consiglio Comunale è toccato ai rappresentanti del Partito Democratico “gridare nel deserto” sui sicuri effetti negativi sulla distribuzione al dettaglio dell’apertura di un centro commerciale come quello previsto nella ex Copeca, a Catania è toccato in questi giorni al consigliere di opposizione alla Giunta Stancanelli, on. Nello Musumeci registrare la sordità dell’Amministrazione Comunale e della maggioranza di centrodestra nel Consiglio Comunale. Un dettaglio: a Scordia il sindaco è espressione di Alleanza Siciliana/La Destra, e non un solo esponente dei quattro del gruppo consiliare che fa riferimento all’on. Musumeci ha condiviso gli argomenti contrari alla variante sostenuti dai consiglieri Sciacca, Agnello e Centamore. La difesa del commercio al dettaglio e dei centri commerciali naturali può essere interpretata diversamente, che si sia maggioranza o opposizione? Dalla scelta compiuta dall’Amministrazione Comunale e dalla maggioranza di centrodestra a Scordia, chi potrà salvarci?
CATANIA - Diciotto centri commerciali (su un totale di 37 in tutta la Sicilia), oltre 700 mila metri quadri occupati da strutture per la grande distribuzione di cui circa 311 mila occupati solo negli ultimi 5 anni (contro i 95 mila mq di Palermo): sono questi i numeri che fanno di Catania la prima città d’Italia per concentrazione di Centri commerciali per abitanti, e la seconda in Europa. Contro l’eccessiva presenza di centri di grande distribuzione nel territorio etneo e sulla necessità di regolamentare il mercato e l’assegnazione delle autorizzazioni in modo programmatico - e tale da risultare vantaggioso per l’intera economia della zona - si sono espressi i rappresentanti de La Destra – Alleanza siciliana alla Provincia e al Comune, che hanno lanciato l’allarme contro le conseguenze di questo stato di cose, avanzando alcune proposte per regolamentare il settore. “Il territorio siciliano – afferma Nello Musumeci, capogruppo de La Destra al Comune – e soprattutto quello etneo, sono è saturi e ulteriori richieste di autorizzazione ci porterebbero oltre il limite di sopportazione per un territorio già provato. Bisogna arrestare il dilagare di queste strutture perché comportano gravi danni, non solo al piccolo commercio e alle produzioni tipiche locali, ma alla stessa identità cittadina, snaturata da strutture fredde in cui prevale la logica dell’artificio e del distacco, mortificata nei centri storici che, lentamente si stanno spegnendo”. E questo, secondo i consiglieri de La Destra, nonostante la legge regionale n. 28 del 1999, “Riforma della disciplina del commercio”, all’art. 1, comma 2 indichi, come finalità, “il pluralismo e l'equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese” e, all’art. 11 comma 1, specifichi l’intento di favorire lo sviluppo della rete commerciale nelle aree montane, rurali e delle isole minori, per riqualificare la rete distributiva e rivitalizzare il tessuto economico, sociale e culturale nei centri storici”. “La presenza dei centri commerciali sul territorio etneo – sottolinea il consigliere provinciale Vincenzo D’Agata – non ha avuto alcuna ricaduta né sull’occupazione, né sul tessuto economico. L’eccessiva presenza dei centri commerciali ha piuttosto contribuito a mortificare le produzioni locali e l’artigianato”. I rappresentanti de La Destra chiedono dunque il blocco delle licenze per dare nuovo ossigeno ai centri storici e che le competenze per rilasciare le autorizzazioni alla costruzione di nuovi centri sia esclusivamente della Provincia (e non, come previsto dalla legge sulla disciplina del commercio, di una conferenza di servizi composta da rappresentanti di Comune, assessorato regionale al Commercio, Camera di commercio e, appunto, Provincia). Annunciata, in tal senso, la presentazione in Consiglio provinciale di una proposta di legge in merito. |