riceviamo

Scordia: la finanza creativa comunale distrugge ogni politica di risanamento e di sviluppo di Santi Meli

17/06/2010

          Non vogliamo considerarci degli abusivi di questo concetto economico, ma vogliamo solamente far riflettere se questo tipo di strategia sia utile al risanamento delle finanze comunali e se sia utile allo stesso sviluppo della nostra comunità.

          Preliminarmente diciamo che non è utile a qualsiasi strategia economico-finanziaria di ogni Comune e non può determinare un divenire di qualsiasi comunità che si possa considerare normale. È praticamente impossibile considerare la dicotomia rappresentata (politica di risanamento e politica di sviluppo) come uno degli elementi di fondo che ogni politica economica e sociale non può sposare per superare le difficoltà del risanamento e dello sviluppo.

          Pensiamo che il risanamento economico-finanziario di ogni Comune che passa attraverso una scelta difficile ed anche dolorosa sia della spesa corrente, sia della spesa che investe lo sviluppo. Ogni e qualsiasi aumento della spesa corrente introduce dei parossismi alle poste di bilancio dell’entrate ed anche dei limiti alle poste di bilancio che riguardano lo sviluppo. Un aumento delle spese correnti passa attraverso, tra l’altro, o da una diminuzione degli sprechi e di molte poste di bilancio che riguardano la restrizione di alcuni servizi, oppure attraverso un aumento della fiscalità locale. Considerato che sull’aumento della fiscalità locale bisogna avere presente, da una parte la situazione economica della realtà territoriale, dall’altra a tutta una serie di considerazioni che riguardano la comunità nel suo insieme. Pensiamo, per esempio, ai servizi che hanno bisogno di un d’incremento e ad altri che hanno bisogno di razionalizzazione per consentire un risparmio dei costi, sino a considerarli giusti e privi d’interessi particolari. Pensiamo anche ad alcune spese che possano essere limitate, senza mettere in discussione la razionalità dello svolgimento delle proprie funzioni e dei propri ruoli, pensiamo, per esempio ai costi dei gettoni di presenza dei lavori consiliari (troppe sedute inconcludenti o prive di ogni significato deliberativo) e ai costi delle missioni e dei consulenti (il corsivo è nostro) che si sostengono durante il corso dell’esercizio finanziario di ogni ente locale.

          Se a questi maggiori costi, s’immaginano di creare delle poste di bilancio di entrata figurative o come diciamo modernamente: creative (senza un riscontro di atti e fatti), senza per questo immaginare l’avanzo d’amministrazione un elemento privo di verità, a nostro avviso, si potrebbe presentare la possibilità che i debiti fuori bilancio possano aumentare e che la strategia di risanamento non ha alcun senso di soluzione, cioè non hanno spazi sufficienti per essere gestiti rispetto ad uno sviluppo che tarda ad arrivare per tutti gli elementi negativi che venivano rilevati prima.

          Riteniamo che la scelta di una politica economica creativa abbia una relazione diretta con i conti pubblici di quel determinato Comune e che non si prospettano investimenti, nonché tempi brevi per il risanamento e l’assolvimento di tutte le funzioni ed i ruoli dello stesso Ente. Insomma, non bastano le parole roboanti e le menzogne sulle prospettive per dire chiaramente che la finanza creativa di ogni Comune rappresenta non una virtù ma un vizio degradante per la generazione presente e per quella futura.

          NOI, la riteniamo una scelta che va contro la comunità territoriale, contro gli interessi generali, contro il citato risanamento e contro l’eventuale sviluppo e la possibilità di illegittimità del riconoscimento dei debiti fuori bilancio. Possiamo dire che non ci piace la finanza comunale creativa per le motivazioni espresse in precedenza, possiamo, in atto, riaffermare che la scelta eventuale non risponde alla verità di bilancio ed alla verità della stessa istituzione.

          Ci auguriamo che non venga posta in essere da nessun Comune e ci auguriamo che diventi un elemento da contrastare e da eliminare dal nostro linguaggio territoriale, altrimenti saremo costretti a prendere atto di un fallimento ideologico ed anche di politica amministrativa degli enti locali, sino a presentare questo segmento come un momento di degrado di quella territorialità.

          Se l’aspetto dell’entrata creativa diventa una costante amministrativa, dobbiamo rilevare che non può considerarsi legittima e legale, anche a fronte di argomenti che nulla hanno a che vedere con la verità ed il buon andamento dell’azione amministrativa.

home page

primo piano

riceviamo

attività consiliare

crescere con le idee

rassegna stampa

il sito

contatti