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riceviamo Scordia: questo nostro Paese annebbiato dalla menzogna di Santi Meli |
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08/06/2010 |
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Il titolo di questo nostro breve articolo o pezzo, che dir si voglia, ci fa ricordare una risposta, data ad uno scrittore, da parte di Andrea Camilleri datata 22 gennaio 2009 e riportata nel libro “Un inverno italiano”, pagina 118. Non vogliamo rifarci ai concetti espressi perché riteniamo che non siamo capaci lontanamente di comprendere tutti i segmenti già espressi, e, forse, sono stati compresi dal nostro lettore. Vediamo, invece, di capire qualche spaccato che è presente nelle discussioni della nostra comunità. Abbiamo fatto mente locale quando ci siamo trovati ad ascoltare una discussione che reiterava, da parte dei soggetti interessati alla detta discussione, un punto fermo: l’evidenziazione della rassomiglianza tra quanto veniva detto e il relativo presupposto di menzogna. Al di là della conoscenza generale che la società italiana, in quest’ultimo quindicennio, sta privilegiando di sostenere ogni argomentazione basandola sulla menzogna; ci siamo, più volte chiesti, se questo tipo di privilegio toccava limiti oltre i quali qualunque comunità territoriale si avviava, per il tempo della semina, a costruire volutamente un raccolto degenerativo e forse anche distruttivo di un certo modo di concepire la vita comunitaria basata su certi valori condivisi e sino ad essere prevalenti in ogni discussione della pubblica opinione. Diventa prevalente il concetto che una qualsiasi sintesi non possa mai rappresentare la totalità della scelta, ma non possiamo eventualmente disconoscere che qualcosa non è in equilibrio nella realtà della comunità rappresentata. Posta questa breve introduzione, dobbiamo far riflettere il nostro lettore sull’eventuale discussione che viene intavolata tra parenti, tra colleghi di lavoro, tra professionisti e tra gente comune, nonché se vi sia o meno l’influenza della menzogna su ciò che viene discusso. Se facciamo molta attenzione a quanto viene espresso da ogni singolo interlocutore ci accorgiamo subito che le menzogne espresse confliggono con ogni realtà. Si tratta di disattenzione, di disinformazione, di difesa di un concetto errato, oppure si tratta di qualcosa di più. Per noi si tratta dell’accoglienza di una virtù-valore (menzogna) che nulla ha a che fare con la buona semina e l’aspettativa di un raccolto dignitoso ed onorevole. Dobbiamo aggiungere che questa squallida virtù potrebbe essere concepita come un grande valore sociale. È in quel preciso momento che ci si debba preoccupare per l’avvenire sociale e per l’avvenire della nuova generazione. Nella sostanza delle cose, spesso e volentieri ci accorgiamo che il fallimento dei genitori, del sistema politico, del modo di essere di una realtà comunale e tanti altri aspetti ci indicano che la discussione intavolata, prospettata sopra, non potrebbe non essere diversamente collocata (parlare sempre male del prossimo, delle cose che ci circondano, dei nostri amici, delle difficoltà di relazioni etiche, dell’approvazione delle disgrazie altrui etc…) per il semplice fatto che sono quelli i valori più diffusi e più discussi, altro che parlare di disoccupazione, di disagio, di bisogni, di scontri sociali, di middle class, di working class, di povertà, di politica, di cultura, di scuola, di quoziente intellettivo, di difficoltà degli studi dei nostri figli, delle incapacità di sviluppo dei talenti, dell’ influenze più disparate, di giustizia, di ritardi e di quant’altro. Se dovesse continuare questo tipo di prevalenza, a nostro avviso, saranno limiti insormontabili di quella comunità avvenire per ritornare a ridiscutere di certi valori indissolubili ed inattaccabili per una normale società e per una normale convivenza pacifica. Diceva Camillo Blanchis (pseudonimo di M. De Mauro): “la bugia è un vizio, e il vizio sempre è vizio, e non può usurpar giammai le nobili prerogative della virtù”, in Ribalderie Clericali- 1865- pag. 84. Ci siamo domandati se possiamo sin da oggi configurare il fallimento: la risposta è sì, una diversa risposta sarebbe intrisa di menzogna. Vogliamo continuare su questa strada? La porta è aperta. Noi suggeriamo di pensare alla rifondazione di un nuovo modo di essere ed un nuovo modo di scegliere da che parte stare. Suggeriamo di non entrare per quella porta individuata prima. |