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riceviamo Scordia: i partiti e la politica sono sordi di Santi Meli |
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31/05/2010 |
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Quando ci guardiamo attorno non possiamo non osservare che i problemi si accavallano sempre di più e non trovano le giuste soluzioni da parte di tutti coloro i quali hanno il dovere d’intervenire e dare una dignitosa risposta. Certo, non ci scordiamo che esistono dei partiti e delle altre organizzazioni politiche che nulla hanno a che vedere con qualche idea di partito. È questa osservazione che c’impone una piccola riflessione: i partiti e la politica sono effettivamente sordi? A nostro avviso, pur non facendo “un insieme” senza una piccola analisi, ci sforziamo di configurare che una parte della comunità appartenga ad un partito, mentre l’altra parte rimanente si adatta e si convince in un senso e in un altro, senza il dovuto discernimento se esista o meno il partito e l’associazione d’idee. D'altronde, così come afferma qualcuno, tutti si eguagliano e tutti sono in crisi e spesse volte sono sordi nei confronti dei problemi della comunità. NOI, pur non accettando quest’impostazione, ci schieriamo a favore della necessità del partito e della sua inderogabile funzione. Se qualche volta questo benedetto partito non riesce a percepire l’urgenza e la necessità di difendere quel tema o quel problema, ciò c’interessa relativamente e non scalfisce le nostre convinzioni sulla società nel suo complesso. Non essendo sordi e nemmeno ciechi della realtà che ci circonda, esprimiamo da sempre un modesto convincimento: senza partiti la comunità non riesce a darsi delle direttive di marcia per migliorare la propria condizione sociale ed economica. Insomma, lo andiamo dicendo da molto tempo, il disordine che osserviamo scaturisce dalla mancanza dei partiti e del relativo scontro ideologico su ognuno dei problemi presenti e prospettati dagli abitanti di una comunità. Pensiamo per esempio all’agrumicoltura, alla crisi crescente del terziario, alla disoccupazione giovanile, alle prospettive di disagio sociale, alla minimizzazione dell’istruzione, all’attacco concentrico dei ceti più alti nei confronti di quelli più bassi, alla divisione del mondo del lavoro ed alla stabilizzazione di idee che nulla hanno a che vedere con un mondo di attese e di miglioramento sociale (pensiamo che vi sia una caduta vertiginosa in negativo). È vero, la crisi ha coinvolto i partiti di plastica, ma non ha stabilito con certezza che quelli veri siano alla deriva, anzi pensiamo che il partito che ha la struttura solida ed obiettivi certi e non solo ideologici, oggi rappresenta un punto di riferimento di tante persone anche se attraversa un periodo di crisi. Diventa indubbia la questione della velocità sociale che non trova l’ascolto immediato da parte dei partiti non di plastica, mentre dovrebbe aprire le orecchie su tanti piccoli e grandi segmenti presenti nella realtà di tutti i giorni, in modo da favorire la prospettiva ed a questi segmenti di trovare le giuste soluzioni. Bisogna stabilire un punto fermo: le divisioni non servono, specie se ci si trova di fronte alla classe meno fortunata. E’ quest’ultima ad avanzare la tesi che il partito non debba appartenere alla specie liquida, ma debba appartenere a quella parte di società sensibile sia nell’ascolto, sia nel vedere come questa nostra comunità stia attraversando il guado con il pericolo di arenarsi, per molti anni, alla prolungata deriva sociale ed economica. Attenti allo tsunami delle classi più fortunate! Attenti anche a come si sviluppano le convinzioni modificative della classe media e della sua parcellizzazione degradante e poco produttiva d’idee e di obiettivi. Attenti ai processi dello studio ed in particolare dell’Università! Attenti a non finire tutti contro tutti! Attenti a non cadere nel vortice del bisogno! Attenti a seguire l’ondata più misera! Attenti, infine, all’estirpazione del raziocinio dalla nostra mente! Attenti ai messaggi stupidi della televisione! Stiamo molto attenti a tutto ciò che ci sta attorno e che ci costringe a privilegiare l’avere e non l’essere! Non ragioniamo ad nutum (approssimativamente), ma cerchiamo di prendere atto del disordine culturale che c’impedisce di essere capaci di qualunque ragionamento. Verifichiamo se abbiamo qualche responsabilità, senza affermare sempre che sono gli altri a sbagliare e senza alcun coinvolgimento della nostra partecipazione. Riprendiamoci la nostra libertà e la nostra democrazia. Se i partiti sono sordi e muti, svegliamoli con la nostra presenza ed il nostro modo di partecipare. Insomma, non siamo una Città che vive da folli (Cfr. Apollinaire), ma ci scandalizza il silenzio del nostro popolo nell’ultima conferenza-dibattito di via Vittorio Emanuele del P.D. (Partito Democratico). |