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Il silenzio della sinistra su Del Turco di Luigi Manconi - unita.it del 30 aprile 2010

04/05/2010

Ottaviano Del Turco, allora presidente della Regione Abruzzo, viene arrestato il 15 luglio 2008 con l’accusa di concussione. I magistrati di Pescara dichiarano che contro di lui ci sono prove schiaccianti; ma le successive indagini non hanno consentito di trovare un solo euro sospetto in conti italiani o esteri. D’altra parte, gli addebiti mossi a Del Turco si basano, fondamentalmente, sulle parole del “pentito” Vincenzo Angelini, il quale avrebbe documentato, momento per momento, l’intera procedura della “dazione” del denaro: senza mai registrare tuttavia l’atto della consegna e l’identità del beneficiato; e senza che esista una sola intercettazione che accusi Del Turco. Poi, due fatti significativi: un rapporto dei carabinieri nel quale si legge che Del Turco avrebbe tagliato fondi per 43ml di euro alle cliniche del suo accusatore a causa delle truffe da lui realizzate; infine, lo stesso Angelini viene arrestato. E questo rende ancora più fragile l’impianto accusatorio contro Del Turco. Il quale è stato uno dei “soci fondatori” del Pd e, ora, lamenta di essere stato abbandonato da quello che considerava il suo partito e critica la formula, così diffusa a sinistra, “lasciamo lavorare i giudici”. E commenta: “quando certe decisioni incidono pesantemente, si sfiora la complicità”.

In effetti, il “caso Del Turco” è così paradigmatico da prestarsi a un interessante “esercizio di garantismo”. E da evidenziare icasticamente tre handicap dello stesso garantismo, tanto pesanti da costituire vere e proprie sindromi. 1): La sindrome dell’Antipatico, ovvero Del Turco non è mister piacevolezza. Ma, a parte la più ovvia delle considerazioni (in quanti non siamo simpaticissimi?), proprio questo dovrebbe rendere più limpido il garantismo. Esso, cioè, vale doppio se rigorosamente applicato a chi non ci piace particolarmente o per nulla (a partire dal presidente del Consiglio). Nel caso di Del Turco, poi, la “non simpatia” ha un’ulteriore motivazione, di natura politica: è stato un sindacalista riformista e continua a dirsi socialista. Due distintivi non particolarmente apprezzati da molta sinistra (e non amatissime da chi scrive); 2): La sindrome del Freezer, ovvero Del Turco non riscalda i cuori. L’ex governatore ha una sua attitudine, quasi una civetteria, anti-retorica e ha impostato l’intera difesa in termini esclusivamente giuridici, con una meticolosa attenzione, indirizzata tutta all’intransigente tutela delle forme e delle garanzie e totalmente concentrata sul rispetto delle regole procedurali. Una difesa che mai ha gridato al complotto e mai ha enfatizzato la propria condizione di “vittima”. Questa gestione “fredda”, che non “la butta in politica”, ha sottratto a Del Turco anche i più esili motivi di consenso: e per una storiaccia di tangenti su ricoveri e protesi non può esserci molta partecipazione emotiva; 3): La sindrome del Manovratore, ovvero Del Turco lasci lavorare i magistrati. È un invito apparentemente saggio ma nei fatti pericoloso. Il processo penale vive tutt’ora una condizione di disparità tra le parti, tanto più nelle fasi precedenti il dibattimento. Pertanto, quella frase (“lasciamo lavorare i giudici”) esprime rispetto per la magistratura e mostra sensibilità verso la divisione dei poteri, ma rischia l’ipocrisia. Può essere scambiata per indifferenza e subalternità verso decisioni che, come tutte le scelte umane, sono fallibili e quindi criticabili: e che, in casi come questo, possono avere conseguenze particolarmente dolorose. Dunque, nel pieno rispetto delle responsabilità di ognuno, la discussione anche sui singoli atti della magistratura deve potersi sviluppare liberamente, quando non si esprima come ingiuria, aggressione, delegittimazione. Anzi, quella critica può essere utile: in un moderno stato di diritto, nessuna istituzione deve considerarsi sottratta al pubblico controllo e, tanto meno, deve trasformarsi in un totem inaccessibile o in un santuario intangibile.

Se queste modeste avvertenze fossero state osservate nel “caso Del Turco” e in altri casi simili si sarebbe avuto un più limpido esercizio delle garanzie e una più rigorosa tutela degli indagati. Il che andrebbe a vantaggio, in primo luogo, della stessa magistratura. E, invece, la grandissima parte della sinistra e del Pd ha ignorato tutto ciò: preoccupata di non venire lambita e compromessa dalla vicenda giudiziaria di un proprio esponente di grande prestigio, l’ha lasciato solo. Così facendo non ha danneggiato esclusivamente Del Turco: ha contribuito ad abbassare gli standard di tutela dei diritti individuali nel processo penale e a ridurre gli spazi di libertà per tutti.

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