Non bastava lo spettacolo dei parenti indicati ad occupare posti in giunta o nominati scrutatori alla prima occasione, siamo adesso all’uso del protocollo comunale, delle buste intestate e della relativa affrancatura a carico pubblico per far sapere al sindaco del Comune di Scordia, al Presidente del Consiglio Comunale, ai consiglieri comunali e alle “Segreterie Politiche: Sen Pino Firrarello, On. Nino D’Asero” (sic!) che il “23 del mese di Febbraio dell’anno 2010 si costituisce il movimento politico “Scordia per la Libertà” con sede in Scordia in Via Alfieri”.

Un movimento politico non è un ufficio comunale, non è un assessorato, non è una istituzione collegata all’Ente Comune. Ma un gruppo di persone che liberamente si associano per produrre (o provarci) iniziativa politica. Per quanto nel caso specifico il movimento in questione sia rappresentato in giunta dall’assessore Daniele Di Benedetto, il fatto non da titolo, né a lui né ai consiglieri comunali aderenti, di utilizzare il protocollo del Comune, buste intestate e affrancatura di 0,60 euro per comunicare il lieto evento di gruppo, come se si trattasse di una comunicazione istituzionale!

Più dei costi a carico del bilancio comunale (pochi euro) a colpire è ancora una volta l’uso disinvolto dell’apparato pubblico per faccende personali o di partito, l’assenza totale di freni e criterio nel discernimento tra ciò che è lecito e ciò che non lo è.

La questione è ancora la stessa, fin dalla nascita dell’attuale avventura amministrativa: la miscela esplosiva di interessi privati e interessi pubblici derivata dall’occupazione di posizioni di decisione o di influenza sulle decisioni.

Si dirà che ci scandalizziamo per un nonnulla, ma crediamo che nella storia recente e passata non sia mai accaduto che una comunicazione di partito sia stata protocollata, imbustata e affrancata a spese del Comune.

Una novità che nel suo essere “poca cosa” rivela una concezione personalizzata del potere acquisito, il venir meno di qualsiasi differenza tra l’operare in casa propria e l’operare nella casa Comune.

Il Responsabile dell’Area 1, dott. Pierpaolo Lucifora, troverà un riferimento di legge per giustificare la nota prot. 2901 del 24 febbraio 2010 con firma scarabocchio su “Il Movimento “Scordia per la Libertà”?

All’interno di una busta intestata “Comune di Scordia” è possibile trovare una nota con un simbolo politico? È ammesso che una nota con registrazione ufficiale di protocollo non rechi un nome e una firma leggibile, e che non sia la firma di un funzionario, del sindaco, di un assessore, del presidente del consiglio?

Al tempo del sindaco Angelo Agnello, la vera libertà sarà per caso di fare del Comune quello che pare e piace a tutte le “autorità” vere o sedicenti con quattro voti in tasca, mentre Scordia affonda nel ridicolo e nel nulla?

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Caro amico ti scrivo… a spese del Comune!

03/03/2010

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