Ci siamo trovati, chi di più chi di meno, a dover discutere con i nostri figli sulla scelta della Facoltà Universitaria e su quale poteva essere la più confacente alla ricerca della possibilità di lavoro. Diciamo subito che non è stata una bella discussione, sia sotto gli aspetti dei talenti, sia sotto gli aspetti delle speranze e delle attese prospettate e giustamente immaginate dai genitori, anche perché si trattava di affrontare uno spazio che riguardava specificatamente il figlio o la figlia, tutto questo anche in rapporto alla nuova fase che bisognava affrontare. Non dimentichiamoci che spesso si è trattato di una discussione molto semplice per il fatto che il proprio figlio o la propria figlia aveva acquisito una precisa convinzione e scelta di vita studentesca. La discussione, invece, diveniva più contraddittoria quando bisognava discutere sulla scelta non condivisa o perlomeno ritenuta tale. Qualche volta si trattava di una contraddizione avanzata dal figlio o dalla propria figlia, rispetto alle attese dei genitori, e qualche altra volta si trattava di una scelta divenuta difficile per le paure, le indeterminatezze, le difficoltà, l’analisi dei talenti posseduti, la prospettiva di lavoro del percorso di studio; insomma, divenivano segmenti molto difficili, ma anche pieni di incertezze rispetto alla complessiva situazione economico-sociale del nucleo familiare.

          Quando questo evento si è verificato, noi genitori ci siamo trovati, in moltissime occasioni in difficoltà di messaggio, pur avendo vissuto parte della nostra esistenza e verificato qualche difficoltà dell’essere, piuttosto che dell’avere, ma anche perché ci siamo convinti di conoscere qualcosa della realtà sociale in cui abbiamo vissuto. Diciamolo con chiarezza e senza veli che questo fatto ci ha sempre prospettato qualche difficoltà, senza per questo escludere che in pochissime occasioni non siamo stati coinvolti in una qualsiasi discussione che riguardasse la scelta che bisogna intraprendere sia a fronte del breve tempo, sia a fronte di moltissime difficoltà oggettive e soggettive. Una cosa è certa, è stata l’occasione di dimostrare che qualcosa sapevamo o perlomeno credevamo di sapere, tuttavia ci siamo accorti che diventava una soluzione difficile e, forse, anche priva di una coscienza derivata dalla stessa incoscienza o dalla stessa incapacità di assumere un discrimine che diventava fondamentale per il nostro figlio o la nostra figlia. Certo, la scelta di una Facoltà Universitaria può rappresentare la svolta di un percorso o l’impedimento di qualche aspirazione inconscia. Un dato ci viene in evidenza: noi genitori, pur avendo (si dice falsamente una modesta esperienza) qualche dato a disposizione, non siamo capaci di affrontare la questione nei termini voluti e prospettati dalla difficoltà presente e dalla paura rappresentata dal soggetto interessato alla detta svolta.

          Non sapendo, nella maggior parte delle volte, come muoversi, rappresentiamo queste incertezze e difficoltà con l’espressione più semplice: la Facoltà è sempre quella più difficile rispetto a tutte le altre. Diciamo questa espressione come significato più tangibile delle nostre difficoltà culturali e d’istruzione, piuttosto come un suggerimento idoneo capace di infondere l’evidente realtà. Se quest’espressione rappresenta quanto detto sopra o rappresenta un limitato messaggio al nostro figlio o alla nostra figlia, spesso, non badiamo alle conseguenze. Il fatto importante, almeno per noi, è quello che ci si trova di fronte ad una Facoltà difficile e piena di difficoltà rispetto a tutte le altre. Il fatto di avere espresso questo pensiero non ci fa comprendere, almeno questo è il nostro avviso, quanto sia relazionabile ad una menzogna e ad un messaggio privo di senso e privo di aiuto alla scelta. Ci sembra, nella sostanza, che diciamo qualcosa di vero e qualcosa che rappresenta la realtà di quella fase. Per noi, è un messaggio da escludere e da non rappresentare ai nostri figli come un appoggio incondizionato, mentre diventa indiscutibile il fatto che trattasi di un messaggio logoro e coincidente con la menzogna. Insomma, è da escludere che si possa filosofare ed indicarlo alla nuova generazione perché la legge del contrappasso dantesco è dietro l’angolo e fa giustizia della verità sulla menzogna, anche perché concorda sempre con la malvagità.

          Ma, sì, ha ragione Albert Camus quando afferma: ”Ci si fanno sempre delle idee esagerate su ciò che non si conosce”, in “Lo straniero”, pag. 412.

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Non diciamo una menzogna per la scelta della Facoltà Universitaria dei nostri figli di Santi Meli

03/03/2010

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